Il sentiero dei simboli

Esercizi per riattivare l'immaginazione ed esplorare l'Anima



L'immaginazione è una parte importantissima dell'anima umana, eppure negli ultimi secoli è stata bistrattata a tal punto che molti hanno smesso di coltivarla, per dedicarsi a chimere che ritenevano più concrete e reali. In questo libro troverai degli esercizi per riscoprire la capacità immaginativa che ognuno di noi possiede. Ritroverai una parte di te che non conosci, un'azione essenziale come il respiro. Scoprirai che l'immaginazione non è solo un viaggio dentro di sé, ma anche oltre di sé

Potete ordinare Il sentiero dei simboli in libreria, altrimenti lo trovate su tutte le principali librerie online:


Lo trovate anche in ebook a 2,99 €:


Dall'introduzione:
L’immaginazione è una parte essenziale dell’anima. Pensiamo che l’anima ci appartenga, ma forse siamo noi a esser parte di essa. Immagina un albero: ogni individuo è una piccola foglia, distinta dalle altre. Eppure le foglie vicine hanno in comune lo stesso rametto, e i singoli rametti confluiscono nei rami più grossi. Seguendo quella via si arriva al medesimo tronco. Ecco, l’anima è così. L’anima individuale è la foglia, ma il supporto che la regge è l’anima della collettività in cui è inserita. A sua volta la società si innerva nella sua storia e nella sua cultura, e infine converge nel tronco comune dell’umanità. Le radici dell’albero affondano nella terra, proprio come l’umanità è legata all’Anima Mundi.
È per questo che l’immaginazione è creazione, ma anche esplorazione. Negli strati più superficiali puoi forgiare il paesaggio dell’immaginazione secondo la tua volontà, ma man mano che ti addentri ciò diventa via via più difficile, fino a rivelarsi impossibile. È naturale che sia così: stai penetrando in una regione dell’anima che non è del tutto tua. L’immaginazione non è un viaggio dentro di sè, ma oltre di sè. L’anima individuale non è che la soglia oltre cui si estende un regno sconfinato. Cammina in esso come in un tempio o in un bosco sacro. Non essere avventato: nei suoi recessi si trovano meraviglie, ma anche terrori. 
Per orientarsi nella ricchezza dell’immaginazione è necessario usare i simboli come segnavia. Il simbolo è una forza d’attrazione che mette in relazione diversi livelli di realtà. Collega il segno sensibile alla sfera del significato, l’apparenza e l’essenza. Ma collega anche l’individuo alle sue radici culturali, fino ad arrivare all’intuito associativo più profondo, patrimonio comune dell’umanità. 


Uno dei capitoli:
Il toro bianco si avvicina al fiume per bere. L’estate è torrida e brillante. Il corso d’acqua è debole e si ripara nel sottosuolo. Per dissetarsi occorre cercare le pozze in cui ancora l’acqua affiora. Sono luoghi rischiosi. I predatori sono in agguato, sanno che l’aridità che stringe la gola prima o poi avrà la meglio sulla prudenza. 
Il toro china il capo per raggiungere l’acqua. Basta un attimo di distrazione: il leone inizia la corsa. I suoi muscoli si flettono con una potenza e una precisione superiore a qualsiasi meccanica artificiale. Le zampe mordono il terreno, mancano pochi balzi e il toro sarà suo. 
Il naso della preda avverte che la morte si avvicina. Gli zoccoli del toro iniziano a scalciare il suolo prima ancora che la mente si accorga del pericolo. L’istinto spinge ogni fibra del corpo in una fuga disperata. Il toro scappa, il leone lo insegue. Entrambi lottano per la vita: la preda per non soccombere, il predatore per non morire di fame. 
Segui bene l’inseguimento con gli occhi dell’immaginazione. Osserva le corna del toro, i suoi occhi impauriti, la schiena possente e le gambe che saettano disperatamente. Studia il leone nei minimi particolari: la criniera regale, i denti voraci, le unghie pronte a ghermire e la coda che si agita nel vento. 
Guarda, l’inseguimento è la vita stessa. È desiderio e paura, è fuga e rincorsa. Nel rapimento della corsa i due animali si trasfigurano e mostrano l’essenza profonda rinchiusa nelle forme. Il manto candido del toro riluce come l’argento. Il pelo del leone brilla come l’oro. Le corna si tramutano nella coppa della luna. La criniera è la corona di raggi solari. Vedi? Il toro è avvolto nell’oscurità, è la notte che nasconde la via, il riposo che dona la pace. Il leone è immerso nella luce, è il giorno che avanza dissolvendo le tenebre. Ma l’inseguimento non ha mai fine: man mano che il giorno sopravanza la notte fugge, una corsa in cerchio che attraversa il mondo intero. 
Il Sole ama la Luna, vuole raggiungerla e unirsi a lei. La Luna si allontana per sedurre ancora di più il Sole, ma intanto accoglie in sé la sua luce. L’inseguimento è l’amore, è un gioco in cui si alternano avvicinamenti e distacchi. La distanza fra i due amanti è la tensione da cui scaturisce l’energia del desiderio.
Guarda, il toro è mutato nuovamente. È una costellazione nel cielo notturno: il grande gioiello di Aldebaran, lo scrigno che racchiude le Pleiadi, la luce fredda di Elnath e il timido brillare di Alcyone. Per continuare l’inseguimento, anche il leone ha assunto una forma simile. Regolo, una delle quattro stelle regali, e la sua corte al seguito: Algieba, Adhafera, Denebola, Zosma, Coxa, le due sorelle Ras Elased. La costellazione del Leone è la forza dell’estate, il Toro è la dolcezza della primavera. L’inseguimento è in ogni cosa. È nella giostra dell’anno in cui si avvicendano le stagioni. È nella vita che fugge dalla morte, eppure corre incontro a essa. È amore e paura al tempo stesso. È una forza che agisce dentro di te, eppure è anche una corrente cosmica che ti trascina come una foglia nel vento. Una marea irresistibile che agita la quiete della materia inerte coinvolgendola in un vortice al tempo stesso terribile e bellissimo.