Contro Dio




Un punto di vista provocatorio, una nuova chiave per rileggere la storia dell'umanità come la cronaca di una battaglia metafisica fra il creatore e la creatura.

"Dio è un bene per gli uomini, ma soltanto finché se ne resta distante. Non è un caso che fra le immagini più usate per rappresentare la divinità ci siano il sole ed il fuoco.
Il sole scalda la terra, e con la sua benedizione scioglie l'inverno, mutandolo nell'incantevole primavera; ma quando si avvicina troppo porta siccità e carestie, e quei luoghi sfortunati dove il sole è troppo presente si trasformano velocemente in aridi deserti, distese senza vita di sabbia rovente.
Anche il fuoco riassume in sè lo stesso paradosso: ci si siede al suo fianco per riscaldarsi, ma basta sfiorarlo e son grida di dolore.
Una casa senza focolare sarebbe soltanto una stanza gelida ed inospitale; ma basta che in un attimo di disattenzione il fuoco scappi dal caminetto, per causare una rovina irreparabile."


Indice:
L’ira di Dio contro gli uomini
Dio contro la vita
Un dio buono?
Sconfinamenti
La distanza fra umano e divino
Gesù Cristo
Mansūr al-Hallāj
La Chiesa e l’Impero
Daniel Paul Schreber
Carl Gustav Jung ed il Dio vivente
Rabbia contro Dio
Dio vuole la disobbedienza?
Sfidare l’Onnipotente
La speranza spezzata
La conoscenza che rende liberi
Fedeli al Nemico
La vittoria dell’uomo?
Dio in trappola
L’uomo ruba la forza a Dio
L’epoca di Lucifero
La ribellione dei Titani
Requiem aeternam Deo
Nuovi dèi
Re di questo Mondo
L’uomo spodestato
Il risveglio della materia
Addio

Dall'introduzione:
Da tempo mi chiedevo come mai l’uomo e Dio fossero così distanti: non sarà che i due non si amano veramente, come hanno sempre sostenuto a parole? Non sarà forse che fra i due scorre un odio profondo?
Ipotesi ardita ed apparentemente blasfema, ma che ad una più attenta analisi si rivelava essere un principio esplicativo in grado di gettar luce sulle svolte più enigmatiche del nostro passato.
Decisi dunque di calarmi nell’abisso delle ere con questa nuova ed azzardata luce.
Mi inoltrai in quella ricerca come si entra nelle stanze di un museo. Erano sì piene di frammenti, ma di frammenti preziosissimi e meravigliosi. La Genesi ed Esiodo, il Corano e le lettere di San Paolo, William Blake e Voltaire, Schreber e Freud, al-Hallaj e Jung, fino ad arrivare a Marx, Teilhard de Chardin e Ray Kurzweil.
Di fronte a simili moltitudini si è tentati di porre ordine classificando, dividendo in gruppi ed incasellando i singoli aspetti individuali in rigide categorie. È un lavoro pur sempre meritevole, perché permette una migliore comprensione, ma a stringere troppo forte cappi di questo genere si rischia di soffocare ciò che si cattura. Ho preferito l’approccio del simbolista: egli non appone sterili etichette, ma traccia collegamenti vivificanti, come può esserlo una nuova rotta che unisce due continenti.
Continuando l’inseguimento, compresi che il labirinto di stanze di tale museo cartaceo non era un percorso insensato, ma tracciava una figura più vasta, una sorta di immenso geroglifico composto da migliaia di rune.
È come se l’intera storia dell’umanità fosse un prezioso vaso di vetro, tragicamente caduto a terra, e spezzatosi in mille pezzi. Ne ho raccolto le schegge, e ho cercato di ricomporle; ma non sono certo tagliato per il lavoro dell’archeologo. In fondo non mi interessa affatto ricomporre l’antica unità; al contrario, ho visto nascere fra le mie mani una nuova figura, come se una musa prepotente usasse le mie mani per comporre con questi pezzi di vetro colorato i petali di una rosa. 
La spirale di quella rosa, però, è anche un vortice, un’immane turbolenza causata dalla battaglia più grande dell’intera creazione: quella fra Dio e l’uomo.
Anche in questo caso, non sono riuscito a scrivere da storico: non posso valutare i fatti con distacco ed imparzialità, perché sono totalmente coinvolto nel conflitto, e sento sulla mia pelle le emozioni che animano le due fazioni contrapposte. Ho cercato quindi di trascenderne l’imparzialità, e di darne piuttosto un ritratto vivo e vibrante, come pagine di diari scritti in anni di guerra.
Se Dio è davvero buono come dicono, come mai l’uomo se ne allontana? E se è così pronto al perdono, come sempre si ripete, perché i suoi fedeli lo temono?